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Oltre il bersaglio · N. 13

Aminoglicosidi: quando antibiotico, rene e orecchio interno si incontrano

17 settembre 2026 · 2 min di lettura · Cristina Păunescu

Gentamicina, amikacina, tobramicina, neomicina: antibiotici potenti, usati soprattutto in ospedale per infezioni gravi, dove possono salvare la vita. Non sono l'antibiotico che si prende a casa per una bronchite. Agiscono bloccando i ribosomi dei batteri, le «fabbriche» delle proteine.

Hanno due tossicità classiche, note da decenni: sul rene e sull'orecchio interno. Ed entrambe raccontano qualcosa di interessante su come funziona una cellula.

Che cosa sappiamo con buona certezza

Rene: accumulo dentro la cellula – filtrati dal rene, vengono captati dalle cellule del tubulo prossimale, si accumulano nei lisosomi e ne alterano il funzionamento. Il risultato è un danno tubulare, con aumento della creatinina. Se riconosciuto presto è spesso reversibile: le cellule del tubulo si rigenerano.

Orecchio: un problema diverso – entrano nelle cellule ciliate dell'orecchio interno, dove provocano stress ossidativo, danno mitocondriale e morte della cellula. Possono colpire l'udito (fischi, perdita dei suoni acuti) e l'equilibrio (instabilità, vista che «balla» camminando). Qui la differenza è decisiva: le cellule ciliate non si rigenerano. Il danno può essere permanente.

E non sempre finisce con la terapia – il farmaco resta a lungo nei liquidi dell'orecchio interno, e il danno può comparire o peggiorare anche settimane dopo.

La genetica cambia il rischio

Perché un antibiotico «vede» i mitocondri? Perché i mitocondri discendono da antichi batteri, e i loro ribosomi somigliano ancora a quelli batterici. Alcune varianti del gene mitocondriale MT-RNR1 (come m.1555A>G) aumentano questa somiglianza: l'antibiotico scambia il ribosoma del mitocondrio per quello di un batterio. Nei portatori, circa 1 persona su 500, la perdita dell'udito può avvenire anche dopo una sola dose, a dosaggi corretti.

Il DNA mitocondriale si eredita dalla madre. La domanda da farsi: nella famiglia materna qualcuno ha perso l'udito dopo un antibiotico?

Oggi esistono raccomandazioni internazionali e test genetici rapidi, già sperimentati nelle terapie intensive neonatali.

Lo stesso antibiotico, alla stessa dose, non incontra lo stesso organismo.

Come si riduce il rischio

Misura dei livelli del farmaco nel sangue · una sola dose al giorno · terapie brevi · controllo della funzione renale · esame dell'udito nei trattamenti lunghi · attenzione ad altri farmaci che pesano su rene e orecchio (FANS, alcuni diuretici, cisplatino).

Il punto centrale

Gli aminoglicosidi mostrano insieme tre fenomeni

La domanda non è soltanto: «Quanto farmaco è stato dato?» Ma anche: «In quali cellule è entrato, quanto a lungo ci è rimasto, e quanto era vulnerabile quell'organismo?» Questa è la farmacotossicologia osservata a livello cellulare.

⚠️ Nota — Questo articolo ha scopo divulgativo. Gli aminoglicosidi si usano quando servono davvero, e in quei casi il beneficio è grande. Se tu o un familiare dovete riceverli, riferite ai medici eventuali casi di sordità in famiglia dopo antibiotici. Durante e dopo la terapia, segnalate subito fischi alle orecchie, calo dell'udito o vertigini.

Fonti

  1. Mingeot-Leclercq M.P., Tulkens P.M., Antimicrob Agents Chemother 1999
  2. Huth M.E. et al., Int J Otolaryngol 2011
  3. Prezant T.R. et al., Nat Genet 1993
  4. McDermott J.H. et al., Clin Pharmacol Ther 2022 (linea guida CPIC)
  5. McDermott J.H. et al., JAMA Pediatr 2022

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Pubblicato originariamente sulla pagina Facebook BrainCode® il 17 settembre 2026.